La Pistoiese per la quarta volta accarezza una Coppa
di Athos Querci

1990. L'allenatore Giampiero Ventura (a dx), il Presidente Roberto Maltinti, il consigliere Iccio Menici (col figlio) e alcuni giocatori della Pistoiese della stagione 1989/90 che raggiunsero la finale di Coppa Italia Dilettanti. Da Sx: Marco Magni, Pino Cocca, Maurizio D'Este, Raoul Molnar, Claudio Gori.
In effetti sono di difficile interpretazione le statistiche e i relativi Albo d'Oro che riguardano la Coppa Italia riservata ai Dilettanti. Questa competizione, infatti, ha cambiato diverse formule dal 1966 anno della sua prima organizzazione (nel 1972 venne vinta anche dall'Unione Valdinievole di Marcello Melani) ad oggi. Dopo l'entrata in vigore della legge del 1981 che aboliva il calcio semiprofessionistico, il campionato Interregionale divenne il maggiore campionato dilettantistico e la vincitrice della relativa coppa vinceva la Coppa Italia Dilettanti (la Pistoiese perse la finale nel 1990). Per diversi anni vi hanno partecipato le squadre d'Interregionale e anche di Promozione, poi quando è sparita una categoria (la C2) ed è stata reintrodotta la serie D, la Coppa ha cambiato nome e viene chiamata Coppa Italia di serie D, ma è il prosieguo della Coppa Italia Dilettanti (un po' come la Coppa dei Campioni che ad un certo punto si è chiamata Champions League). Quindi, la finale che gli arancioni giocheranno contro l'Ancona, sarà la Prima volta in Coppa Italia di serie D, ma la seconda nel maggiore campionato dilettantistico. Agli scienziati delle formule, delle categorie calcistiche e dei nomi dei vari campionati, che cambiano continuamente, l'ardua sentenza di dirci se la Pistoiese farà per la prima volta una finale di Coppa Italia o per la seconda volta. Noi pensiamo che questa sia proprio la seconda finale che gioca la Pistoiese in Coppa Italia riservata al più alto grado dei dilettanti.
Nella storia, la Pistoiese (allenata da Giampiero Ventura e con Maltinti Presidente), oltre alla finale persa ai rigori contro il Breno (BS) del 3/6/1990 a Maratea (PZ), che abbiamo già accennato, può vantare altre due finali di Coppa, che, quando vennero organizzate, erano molto importanti e ebbero un grande eco nel panorama calcistico nazionale. Nel lontano 1927 (99 anni fa) la Pistoiese trionfa nella Coppa Leandro Arpinati (gerarca fascista che era a capo della federazione e poi del Coni, che poi fu ucciso dagli stessi fascisti) battendo nel girone finale Atalanta, Triestina e Legnano, dopo aver messo dietro di sé, nella prima fase, Fiorentina, Prato e Pisa. Un successone e la Pistoiese si fece conoscere e apprezzare in tutta Italia, dopo solo sei anni di vita.
I vecchi tifosi e i vecchi giocatori del Monteoliveto sono ancora lì a mangiarsi le mani per aver perso alla monetina, nel 1958, la Coppa Mattei. La F.I.G.C., rimase colpita dell'improvvisa morte di Ottorino Mattei (dirigente del Collegio Sindacale), e volle onorarlo con una bellissima e ricchissima Coppa d'oro. La formula era ad eliminazione diretta con tutte le squadre d'Italia della IV Serie (attuale serie D). Gli arancioni (allenati da Giulino Tagliasacchi e con Presidente Palmiro Foresi), eliminarono: Viareggio, Carrarese, Rosignano Solvay, Sassuolo, Cesena e Akragas. Nella finale del 29/6/1958 all'Ardenza di Livorno la Pistoiese affrontò lo Spezia, ma fu l'arbitro Capodaglio di Ravenna il protagonista perché annullerà ingiustamente due gol agli arancioni. Lo zero a zero continuerà anche nei supplementari e il regolamento prevedeva la decisione alla "monetina". Purtroppo gioirono gli "Aquilotti" e si portarono a casa la Coppa dorata. In pratica la Pistoiese perse una coppa senza aver mai perso.
